NUDIBRANCHI, PICCOLI GIOIELLI IN UNO SCRIGNO DI BIODIVERSITA’

Dott.sa Emanuela Balasso - Ricercatrice Università di Ferrara

Quando si pensa ad un reef tropicale l’immagine che si staglia nella nostra mente è un tripudio di forme e colori, una sorta di luogo di prova dove la natura ha dato il via libera alla fantasia, mischiando tonalità accese nel blu delle acque cristalline e inventando organismi con le morfologie più impensabili.

In questo piacevole caos di colori c’è un gruppo di animali che spicca in modo particolare, i nudibranchi, sconosciuti ai più ma che spesso innamorano chi invece li conosce. Diffusi in tutti i mari del mondo, è proprio tra i reef tropicali che sfoggiano le forme più strane e i colori più accesi, e anche dove sono più abbondanti.Dal punto di vista tassonomico sono dei molluschi gasteropodi, quindi appartenenti allo stesso gruppo dei più conosciuti animali con conchiglia a spirale. Questo lo si è stabilito osservando i primi stadi dello sviluppo larvale, che è proprio quello tipico di un gasteropode, in quanto nei nudibranchi non c’è traccia di conchiglia. Essendo di ridotte dimensioni e privi di conchiglia, sarebbero giusto dei bocconcini per i pesci e gli altri predatori del reef, se non fosse per la loro colorata e appariscente livrea, che invita chi ha mire alimentari su di loro a girare alla larga. Questa vistosa colorazione è chiamata aposematica, ed è adottata da tutti quegli organismi che hanno carni tossiche o veleni come armi di difesa, e che permette ai nudibranchi di aggirarsi indisturbati tra spugne e coralli.

Morfologicamente si distinguono da altri gruppi simili per alcune caratteristiche peculiari: la presenza di un piede muscoloso, cioè la parte basale sulla quale l’animale poggia e con la quale striscia sul fondale, un mantello, che è la parte dorsale, quella che negli altri molluschi ricopre la parte interna della conchiglia e invece nei nudibranchi appare come una sorta di gonnellina che da loro quelle movenze sinuose per le quali alcune specie sono ben note, e le appendici del capo e dorsali, che possono essere di diversi tipi.

In tutte le specie sul capo troviamo i rinofori, un paio di antennine con funzione sensoriale, in più possono essere presenti dei tentacoli boccali per l’alimentazione.

Sul dorso, in posizione più o meno arretrata, si trova il ciuffo branchiale che l’animale utilizza per respirare. Da notare che il termine “nudibranco” significa proprio “branchie esterne”. Ma non tutti i nudibranchi hanno il ciuffo branchiale, in alcuni casi sono presenti i cerata, delle appendici dorsali che l’animale usa per respirare e nelle quali vengono accumulate le sostanze tossiche per la difesa. Come gli altri gasteropodi all’interno della bocca è presente una sorta di linguetta dentellata, la radula, con la quale l’animale raschia la superficie di spugne o altri organismi dei quali si nutre. A volte per distinguere le varie specie l’unico modo è quello di osservare la radula al microscopio, guardandone la forma e il numero di dentelli.

Le dimensioni vanno da pochi centimetri nella maggior parte dei casi, fino a oltre 30 centimetri in casi eccezionali, come la famosa “ballerina spagnola”, un bellissimo nudibranco tropicale di colore rosso acceso che può percorrere brevi tratti letteralmente nuotando ondulando il mantello. Queste ondulazioni ricordano le movenze delle gonne delle ballerine di flamenco, da cui l’origine del nome dato a questa specie.

I nudibranchi sono particolari anche per quanto riguarda l’alimentazione. Infatti la loro dieta non va oltre cnidari (cioè coralli, attinie e idrozoi), spugne e ascidie, ed hanno in genere diete monospecifiche, cioè ad ogni specie di nudibranco è associata una determinata specie di cnidario o spugna. Questo rende anche più facile individuarli nel reef, perché sapendo di cosa si nutrono si sa dove andarli a cercare. Ed è proprio grazie alla loro alimentazione che si procurano le armi di difesa. Sappiamo infatti che gli cnidari sono urticanti per la maggior parte delle specie (uomo compreso!), ma non per questi piccoli molluschi. Essi infatti non digeriscono le cellule urticanti, ma le immagazzinano intere nei cerata, così i predatori, ben consci di questa scomoda presenza, li evitano. Dalle spugne ricavano invece le sostanze tossiche in esse presenti, che poi svolgeranno la stessa funzione delle cellule urticanti. In realtà ora tra gli studiosi sta prendendo piede un’altra ipotesi, cioè che esista una sorta di coevulozione tra la specie di nudibranco e la sua preda, e cioè che il mollusco produca da se la sostanza tossica presente in una determinata spugna, potendosene così nutrire senza essere avvelenato dalla tossina, in quanto questa è già presente nel suo corpo. Insomma, una sorta di vaccino!

I nudibranchi sono ermafroditi, cioè sono contemporaneamente maschio e femmina, anche se non esiste l’autofecondazione. Sono dotati di un organo sessuale posto sul fianco destro, che viene estroflesso nel momento dell’incontro tra due individui sessualmente maturi e permette la fecondazione incrociata. Le uova vengono deposte in nastri o filamenti gelatinosi ed hanno spesso colorazione accesa contro eventuali predatori. In alcuni casi dalle uova è possibile risalire alla specie che le ha deposte.

L’ordine dei nudibranchi è suddiviso in quattro sott’ordini, distinguibili con un po’ d’attenzione anche dai meno esperti.

I Doridacei sono il gruppo più numeroso, non hanno cerata ma un evidente ciuffo branchiale sul dorso; gli Aeolidacei, che hanno invece vistosi cerata per la respirazione; i Dendronotacei, caratterizzati dall’avere rinofori che possono essere retratti in una guaina; gli Arminacei, con un vistoso velo orale che li caratterizza. Questi ultimi due gruppi sono meno diffusi e forse più complicati da individuare.

Ci sono altri gruppi di molluschi gasteropodi che possono essere facilmente scambiati per nudibranchi, ma che hanno la peculiarità di avere una conchiglia ridottissima, a volte neanche visibile, e che comunque entro la quale l’animale non è in grado di rifugiarsi. Inoltre alcuni vermi piatti, che non hanno nulla a che vedere coi nudibranchi, in un certo senso li imitano, in quanto hanno morfologia simile, ma soprattutto colorazioni molto accese. Questi vermi, dalla forma fogliacea, non hanno piede né mantello, ma solo un paio di appendici sensoriali sul capo che sembrano più delle pieghe dell’epidermide. Inoltre non hanno proprio nulla di tossico, ma il fatto di sembrare un nudibranco assicura loro l’incolumità nei confronti dei predatori, che non stanno certo a guardare la morfologia e stabilire che animale è in realtà, ma vedono solo la colorazione di avvertimento e si guardano bene dal procurarsi eventuali mal di pancia!

Dopo aver conosciuto un po’ meglio questi piccoli animali, forse possiamo renderci conto che per rendere piacevole un’immersione non sempre è indispensabile il grande pesce pelagico o raggiungere grandi profondità, ma basta osservare attentamente tra gli anfratti del fondale anche in pochi metri d’acqua per scoprire la miriade di forme e colori che questo ci riserva, per poter godere appieno anche delle piccole forme di vita che il mare racchiude in se.

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